Noci Baruka contro altra frutta secca: una revisione di salute e sostenibilità

0
23

L’emergente “mandorla baru”, commercializzata come “baruka” o noce baru, ha attirato l’attenzione come potenziale alimento salutare. Tuttavia, uno sguardo più attento rivela che questo seme, originario del bioma brasiliano del Cerrado, non è necessariamente superiore alle varietà di noci consolidate come mandorle, macadamia o pistacchi. Questo articolo analizza la scienza, i vantaggi e gli svantaggi delle noci Baru rispetto ad altre opzioni, evidenziando anche le preoccupazioni sulla sostenibilità che circondano la loro produzione.

Profilo nutrizionale e riduzione del colesterolo

Le noci Baruka contengono un’alta concentrazione di polifenoli, potenti antiossidanti che contribuiscono alla loro attività biologica. I primi studi sugli animali hanno mostrato risultati promettenti: i ratti nutriti con noci baru hanno mostrato livelli di colesterolo più bassi rispetto a quelli che consumavano strutto. Tuttavia, questo confronto è fuorviante, poiché quasi qualsiasi dieta supererebbe lo strutto in termini di impatto sul colesterolo.

Ricerche più rilevanti su soggetti umani rivelano una riduzione del 9% del colesterolo LDL con un’assunzione giornaliera di 20 grammi (circa 15 noci) nell’arco di sei settimane. Anche se questo è statisticamente significativo, l’effetto è paragonabile a quello ottenuto con le mandorle normali a dosi più elevate. Nello specifico, 20 grammi di noci baru sembrano produrre risultati simili a 73 grammi di mandorle, rendendoli più potenti in base alla porzione.

Tuttavia, altri studi indicano riduzioni ancora più sostanziali del colesterolo con le mandorle. Consumare solo 25 grammi di mandorle al giorno per quattro settimane può abbassare l’LDL del 6%, mentre con soli 10 grammi (sette mandorle) si può ottenere una riduzione del 30% nello stesso lasso di tempo. Ciò suggerisce che le mandorle potrebbero essere più efficaci delle noci baru nel ridurre il colesterolo LDL. Inoltre, esistono risultati incoerenti: uno studio sulle noci Baru alla stessa dose di 20 grammi per otto settimane non ha riscontrato alcun effetto significativo di riduzione del colesterolo.

Preoccupazioni relative alla lavorazione e alla glicotossina

Una questione chiave con le noci Baru è la necessità del trattamento termico. Le noci di barù crude contengono composti che devono essere disattivati ​​tramite cottura prima del consumo. Questo trattamento introduce prodotti finali della glicazione avanzata (AGE), composti legati all’aumento dello stress ossidativo e dell’infiammazione. Mentre gli AGE sono più alti nei prodotti animali cotti (pancetta, hot dog alla griglia, pelle di pollo al barbecue), anche le noci tostate ne contengono livelli significativi.

Data la scelta, sono preferibili noci e semi crudi per evitare del tutto gli AGE. Poiché le noci baru crude non sono disponibili in commercio, scegliere mandorle, noci di macadamia o pistacchi nella loro forma naturale offre un’alternativa più sana.

Sostenibilità e impatto sull’ecosistema

La produzione delle noci Baru ha anche implicazioni ecologiche. Il Cerrado, l’habitat nativo dell’albero baru, è uno degli ecosistemi più minacciati al mondo. La sua distruzione dovuta all’allevamento del bestiame e alla coltivazione di colture foraggere è estesa. Sebbene la raccolta sostenibile delle noci di Baru potrebbe incentivare la conservazione, ciò rimane in gran parte non realizzato. Attualmente, la sostenibilità economica della produzione su larga scala di noci Baru si basa sulla deforestazione.

Conclusione

Le noci Baruka presentano un moderato beneficio per la salute, paragonabile alle mandorle nella riduzione del colesterolo, ma con ulteriori problemi di lavorazione legati agli AGE. Ancora più importante, la loro sostenibilità è discutibile, poiché le attuali pratiche di produzione contribuiscono alla distruzione dell’ecosistema del Cerrado. Per una salute ottimale e una responsabilità ambientale, dare la priorità alle mandorle crude, alle noci di macadamia o ai pistacchi rimane una scelta più informata.